Scienza Societa

Ibernazione degli astronauti in caso di viaggi su Marte.

Per poter resistere per un periodo piu` lungo , la scienza ricorrera` ad uno stato di  “letargo”  degli astronauti.

L`ibernazione si tratta di uno dei metodi più applicati, invero, dalla fantascienza proprio per ovviare alla lunghezza dei viaggi e quindi per rendere più plausibili le trame: se si considerano come mete i pianeti extrasolari, i viaggi spaziali, almeno con la tecnologia odierna e con quella del futuro prossimo, potrebbero durare decenni se non centinaia di anni.

Durante periodi così lunghi, gli esseri umani potrebbero invecchiare troppo, potrebbero avere dei problemi di sanità mentale o potrebbero semplicemente annoiarsi a morte.

Non si tratta, però, di un tema relativo alla sola fantascienza: l’azienda SpaceWorks di Atlanta, una società di ingegneria aerospaziale specializzata nella progettazione e nella valutazione di concetti avanzati per clienti pubblici e commerciali, ha infatti ricevuto un finanziamento dalla NASA per valutare proprio la fattibilità dell’ibernazione umana da applicare agli astronauti nei viaggi spaziali più lunghi.

Segnale del fatto che la stessa NASA prende seriamente in considerazione un’opportunità del genere, anche per i viaggi più limitati come quelli verso Marte.

Vari studi sostengono che il corpo umano può sostenere situazioni di ribasso termale di 5 gradi per due settimane, riducendo il tasso metabolico.

A seguito delle due settimane, gli astronauti potrebbero poi riprendersi, passando un paio di giorni in stato di coscienza, per poi rimettersi di nuovo in ibernazione, un ciclo da ripetere fino a quando non si giunge a destinazione.

Inoltre le capsule all’interno delle quali gli astronauti dormirebbero potrebbero essere vantaggiose anche per proteggerli dalle radiazioni.

In ogni caso se il sistema della SpaceWorks, quello relativo alle due settimane di”letargo”, due giorni di veglia e quindi ancora “letargo”, funzionasse, un viaggio su Marte si ridurrebbe da otto lunghi mesi a pochissime settimane di veglia intercalate da 15 pisolini di due settimane. Un vantaggio non da poco, anche per la psiche degli stessi astronauti.

 

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