Scienza

Nuove cure per l`artrite.

 

Riduzione del dolore dalla prima settimana, miglioramenti della funzionalità fisica articolare e possibile ripresa delle attività quotidiane con effetti consolidati, in taluni casi anche fino alla 52ª settimana (un anno intero). Sono i risultati emersi da uno studio basato su un questionario (Health Assessment Questionnaire Disease Index for Rheumatoid Arthritis) somministrato a pazienti affetti da artrite reumatoide attiva, in trattamento con baricitinib, refrattari o con risposte inadeguate ad altre terapie. Complessivamente lo studio, pubblicato recentemente su Annals of Rheumatic Disease, evidenzia un passo avanti nella terapia, secondo i criteri proposti dall’American College of Rheumatology nel 70% circa dei pazienti. Inoltre, il controllo a distanza ha misurato una efficacia che si traduce in minori spese assistenziali misurabili in un arco di tempo di 6 mesi.

“Abbiamo nuove prospettive nel trattamento del paziente con artrite reumatoide – ha scritto Luigi Sinigaglia, direttore della Reumatologia al Gaetano Pini CTO di Milano – l’efficacia testata della molecola di Eli Lilly affronta una tra le più severe malattie osteoarticolari“. “Baricitinib – ha aggiunto Marcello Govoni, direttore della Reumatologia nell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. Anna di Ferrara – è un inibitore di molecole intracellulari indispensabili per la trasmissione del segnale delle citochine pro-infiammatorie (Jak1 Jak2) rallentando la progressione del danno articolare. Questi miglioramenti tendono a presentarsi già entro le prime settimane di trattamento e si sono mantenuti per tutta la durata della sperimentazione, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei pazienti”.

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiammazione e dal progressivo danno articolare. Nel mondo sono oltre 23 milioni le persone che soffrono, in Italia la prevalenza è stimata in oltre 400mila casi. La patologia interessa prevalentemente le donne con un rapporto di 3 a 1 sugli uomini, con un picco di incidenza nella quinta decade di vita. Se la malattia è riconosciuta in tempo e trattata adeguatamente, anche le forme moderate e gravi possono essere controllate efficacemente. Le stime dicono che il 30-50% dei malati raggiunge attualmente il controllo dei sintomi, un numero importante invece incontra sempre maggiori difficoltà a compiere azioni semplici come vestirsi oppure lavorare.